19 giugno 2006

NON CE N'E' MAI STATO


Non c’è mai stato un futuro. Io che fino ad oggi pensavo di accettare tutto questo, un pezzo di cuore mi sta facendo ascoltare never show your fear. Io pensavo che saresti stato vicino a me, non per sempre, ma almeno ancora un pezzo, ma ancora un secolo. Dovevo ascoltare ciò che dicevi, in realtà ti sentivo, ma in lontananza e non ho mai saputo il perché. Ora che qualcosa sta cambiando, ora che sento forte il cambiamento, tu non ci sei. Cosi chiuso in quattro pezzi di legno, cosi lontano, ma nonostante, cosi vicino. Talmente vicino da non riuscire a capire se te ne sei veramente andato. No, non c’è mai stato un futuro, questo è sicuro. E sei vicino. Ogni volta che incontro qualcosa, anche fosse soltanto un pezzo di giardino, tu ci sei. E torno bambino, impaziente di giocare, dài, ancora solo per mezz’ora. "Andrea s'è perso, s'è perso e non sa tornare". Io non l’ascolto più quella canzone. Io te e la musica sempre uniti, sempre una colonna sonora e dai tuoi vestiti sempre quell’odore di farina e pane caldo. Così forte da dare fastidio. Così forte che riesco a riconoscerlo tra mille. No, non c’è mai stato un futuro, ne oggi ne mai. Anche tutto questo scrivere, anche tutto questo dolore non porterà a nessun futuro, ma tant’è. Devo rimanere pronto. Pronto ad un dolore nuovo. Pronto a tutto. Una donna piccola, piena di dolore, una sera di maggio mi ha urlato che bisogna "ritrovarsi la distanza necessaria perché neppure ti sfiori il sentimento". Quant’è vero. E come sarebbe bello. Un cuore chiuso. Che non muore. Che non cade a pezzi. Che non si stacca. Che non si porta via niente. E il dolore lì, che neanche ti sfiora. Mi manchi e dopo tutto questo scrivere il futuro, ancora una volta non c’è mai stato. Di notte, da solo, al buio, a letto, sdraiato, con i pensieri della giornata sopra la testa, mi vieni in mente. Ma mi serve una foto. Mi serve una foto, capito? Che la memoria, è brutto lo so, non ce la fa più, e dimentica i lineamenti. Per quanto tempo ancora riuscirai a rimanere tra questa materia grigia? Tra quante giornate, risate, lacrime dimenticherò il tuo volto? Tra quanto ancora? Ritornerà maggio, e la donna piccola piena di dolore non ci sarà e chissà io dove sarò. Cosi di getto, direi vicino a te. Ma il dolore, ho paura che strappi l’ennesimo, enorme, pezzo di cuore. Aspetto ancora un tuo regalo dietro la porta. Spero di fare un giorno anch’io la stessa sorpresa. Però questo si, il dolore rende consapevoli delle dimenticanze. Questo si, te lo devo. E grazie, grazie anche al solo attimo che non ti ho sentito, ma ascoltato. Mi metto a nudo. E ti dico grazie. Mi metto a nudo. Che’ tanto futuro non ce n’è mai stato.

3 commenti:

Elessa ha detto...

...

sa ha detto...

nn dimetikeremo MAI :°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°(

Massi ha detto...

Non ho parole..

..solo lacrime agli occhi..

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